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Spread: di cosa si tratta

16 set 2011 | 3 min di lettura | Pubblicato da

Si scrive spread, ma si pronuncia guadagno delle banche. Questo termine inglese indica il ricarico che gli istituti bancari applicano sul costo del denaro. E non va confuso con l’altro spread che nelle ultime settimane affolla le pagine dei quotidiani e che viene nominato in tutti i telegiornali: cioè quello che indica la differenza tra i rendimenti tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi, ai massimi storici a causa del crollo delle Borse.

Ma qui il concetto che interessa a noi e che deve essere molto chiaro a tutti gli aspiranti mutuatari e a chi è già alle prese con la restituzione di un prestito per la casa è il margine applicato dalle banche che acquistano denaro dalla Banca centrale europea per poi, come un qualsiasi intermediario, rivenderlo al cliente a un prezzo più alto. Un ricarico che compensa anche i rischi della banca legati all’erogazione del mutuo. Basti pensare a quanto successo con il fallimento del colosso statunitense Lehman Brothers che ha dato il via alla più grande crisi finanziaria dopo quella del 1929 con migliaia di americani non più in grado di ripagare agli istituti di credito le rate del mutuo.

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È, quindi, questo lo spread che fa la differenza nel calcolo di un finanziamento dal momento che oltre a decidere se indebitarsi con un tasso fisso (in questo caso si fa riferimento all’indice interbancario Eurirs) o con uno variabile (si utilizza l’Euribor), bisogna anche tenere in considerazione quel margine che la banca applica al tasso base per ottenere il tasso finale di interesse pagato sul mutuo.

Detto, quindi, che lo spread viene stabilito nel contratto e che non può variare per tutta la durata del mutuo, quanti invece decidessero di accendere un prestito per l’acquisto di un immobile a tasso variabile dovranno ricordare che l’Euribor (l’indice a tre mesi è quello utilizzato maggiormente per indicizzare i prestiti per la casa) ha comunque un andamento molto altalenante soprattutto dopo lo scoppio delle tensioni finanziarie degli ultimi mesi. Tanto che in questi giorni l’indice è fermo all’1,53%, ma rispetto all’inizio dell’anno è cresciuto dello 0,52%. Ovviamente niente a che vedere con aprile 2010 quanto l’Euribor era allo 0,64%.

Per i mutui a tasso fisso il calcolo è, invece, molto più semplice perché sia l’Eurirs che lo spread vengono conteggiati un’unica volta il giorno del rogito e poi non possono più subire modifiche.

Ovviamente questa sicurezza ha un costo. Confrontando, infatti, le numerose offerte presenti sul mercato, si scopre che mentre lo spread applicato su un mutuo a tasso variabile oscilla in media intorno all’1,6%, il rincaro applicato sul fisso è mediamente più alto collocandosi all’1,9%. Valori decisamente più alti dello 0,7% applicato dalle banche nell’ottobre del 2008.

Ma non è tutta colpa della crisi se gli istituti di credito hanno progressivamente aumentato lo spread. A concorrere a questo rincaro c’è anche il fattore surroga. Il boom fatto registrare negli ultimi anni dalle richieste di trasferimento a costo zero del proprio mutuo da una banca all’altra hanno, infatti, spinto gli istituti bancari a tutelarsi dalla possibile perdita del cliente prima della fine del prestito, decidendo di fargli scontare in anticipo un possibile abbandono con un ritocco all’insù del loro guadagno.

E non solo. Lo scorso aprile, in concomitanza con l’aumento all’1,25% del costo del denaro deciso dalla Bce, le associazioni dei consumatori hanno denunciato l’aumento improvviso da parte delle banche dello spread. Numerosi cittadini hanno, infatti, lamentato che a uno o due giorni dalla stipula del mutuo, si sono visti richiedere lo 0,2%/0,3% in più rispetto alla richiesta dello spread pattuito due mesi prima.

Numeri importanti che non vanno sottovalutati visto che la durata media di un mutuo è di oltre 15 anni. Meglio, quindi, che i mutuatari riflettano bene sullo spread proposto dalla banca magari confrontandolo con altre offerte o proponendo una contrattazione per limarlo di qualche centesimo di punto. Una pur minima sforbiciata che alla fine della durata del mutuo potrebbe far risparmiare centinaia di euro.

16 September 2011 di Patrizia De Rubertis

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