Come detrarre l'IMU dal 730
A giugno è in arrivo una super tassa sugli immobili: si scrive Imu, ma si legge Imposta municipale unica. E riguarda tutti i proprietari di casa - sia delle prime che delle seconde - visto che non solo questo tributo sostituisce l’Ici (l’Imposta comunale sugli immobili), ma assorbe anche l’Irpef (ad esclusione degli immobili locati) e le relative addizionali. Con un evidente e chiarissimo risultato: una stangata per i proprietari che tra pochi mesi dovranno pagare già la prima rata, salatissima.
Ad essere chiamati in cassa sono anche tutti gli esclusi dalla vecchia Ici e gli usufruttuari o detentori per altri diritti reale. In altre parole si tratta di tutti i proprietari che hanno case a disposizione o che le hanno date in uso gratuito a familiari.
È stato il decreto Salva-Italia, varato lo scorso dicembre, ad aver anticipato l’entrata in vigore di questa tassa sulla casa prevista dal decreto sul federalismo fiscale solamente a partire dal 2014. Ma poi la crisi c’ha messo lo zampino. E, ora, agli italiani non resta che mettersi l’anima in pace e le mani in tasca. E sborsare un mucchio di soldi dal momento che l’Imu è molto più pesante dell’Ici.
Il motivo è facilmente spiegabile: le aliquote dell’imposta si applicano su una base imponibile catastale maggiore. Sono stati, infatti, rivisti i moltiplicatori delle rendite con il nuovo sistema che fa crescere in media del 60% le basi imponibili. In particolare, quelle di partenza sono queste: per l’abitazione principale l’aliquota ordinaria è fissata al 4 per mille, ma i Comuni possono aumentarla o diminuirla del 2 per mille. Mentre per tutti gli altri immobili, l’aliquota di riferimento - al 7,6 per mille - può essere alzata o abbassata di tre punti percentuali dai sindaci.
Le cifre sono, comunque, ancora provvisorie perché quanto si dovrà pagare realmente lo decideranno i Comuni che hanno tempo fino al 30 giugno per fissare le aliquote di tributi e addizionali. In media, secondo i calcoli effettuati dalla Uil Servizio politiche Territoriali, emerge che l’aggravio per le famiglie che vivono nella casa di proprietà è di 83 euro con punte di 461 euro a Roma e 426 euro a Milano. Mentre per le seconde case l’aumento arriva a 95 euro con l’esborso medio di 632 euro, ma le punte di Roma e Milano sono, rispettivamente, di 1.286 euro e 1.352 euro.
Capitolo a parte per il calcolo dell’imposta per cui vanno seguiti cinque passaggi. In primis va recuperata la rendita catastale dall’atto di acquisto (ma anche dai vecchi bollettini dell’Ici o dall’Agenzia del Territorio). Poi si deve moltiplicare questa rendita per 1,05, scoprendo così la rivalutazione del 5%. Il risultato che ne esce va nuovamente moltiplicato per 160. Si tratta, cioè, del valore catastale che, a sua volta, deve essere diviso per 100 e moltiplicato per l’aliquota fissata dal Comune (come detto si parte da una base dello 0,4 per mille). Il risultato è l’imposta lorda. Somma a cui, fortunatamente, è possibile applicare le detrazioni per le sole abitazioni principali, come si faceva per l’Ici. Ma anche in questo caso cambiano gli importi.
Detto che la legge ha introdotto una definizione più rigida della prima casa (è tale solo se il proprietario risulta anagraficamente residente nell’immobile), per l’Imu in cui si abita e per le relative pertinenze è prevista una detrazione fissa di 200 euro.
Un importo che può essere maggiorato di 50 euro per ciascun figlio di età non superiore 26 anni, fino a un massimo di otto figli, purché dimorino abitualmente e risiedano anagraficamente nell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale dei genitori (o dell’unico genitore). L’importo complessivo della maggiorazione, al netto della detrazione di base, non può comunque superare il tetto massimo di 400 euro. La detrazione massima complessiva è, quindi, di 600 euro.
Scorrendo le altre precisazioni va ricordato che se l’unità immobiliare è adibita ad abitazione principale da più soggetti passivi, la detrazione spetta a ciascuno di essi proporzionalmente alla quota di possesso.
Ma i Comuni hanno la facoltà di considerare come prima casa ai fini Imu gli immobili posseduti da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti a seguito di ricovero permanente, a condizione che l’immobile non venga dato in locazione.
Mentre, per quanto riguarda le pertinenze, va detto che quelle che rientrano nelle detrazioni sono al massimo tre: la cantina (C2), l’autorimessa (C/6) e il posto auto (C/7). Ma solo una per tipo rientra nello sgravio, anche se sono iscritte in catasto insieme all’unità abitativa.
Infine, bisogna ricordare che il versamento dell’imposta deve essere effettuato in due rate di pari importo. E la prima scadenza è fissata il 18 giugno, mentre la seconda è il 17 dicembre.
16 March 2012 di Patrizia De Rubertis
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