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Case green, a rilento la revisione della direttiva Ue

17 ott 2023 | 3 min di lettura | Pubblicato da Rosaria B.

Definito, però, un quadro normativo meno rigido

Tempi più lunghi per la revisione della direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici (Energy Performance of Building Directive), la cosiddetta “direttiva case green” proposta dall’Esecutivo comunitario a dicembre 2021 per alzare gli standard del parco immobiliare dell’Ue.

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L’ultimo round di trattative del cosiddetto “trilogo” (Consiglio Ue, Parlamento, Commissione) che si è svolto tra giovedì e venerdì scorso, ha portato a un altro rinvio per la chiusura dell’accordo. Un nuovo appuntamento è quindi previsto per il mese di dicembre dove, in teoria, dovrebbero essere risolti alcuni punti critici. La strada resta ancora in salita: con l’avvicinarsi delle elezioni europee, inoltre, la revisione del testo potrebbe finire, almeno temporaneamente, in soffitta.

Classi energetiche: standard minimi fissati da ciascun paese

Nonostante i ritardi e la mancanza di accordo, nel concreto, c’è stato un passo avanti: nel testo della direttiva sulle “case green” sono state riviste alcune delle parti più controverse, come quelle relativa ai target e alle tappe con cui rendere più efficienti le abitazioni.

Il testo approvato a marzo dal Parlamento europeo imponeva la ristrutturazione entro il 2033 di tutti gli edifici abitativi nelle classi E, F, G. Le regole previste inizialmente erano decisamente stringenti e prevedevano: il raggiungimento della classe energetica E era stato fissato entro il 2030 e della classe energetica D entro il 2033 per gli edifici residenziali; era stata fissata un’azione prioritaria sul 15% degli edifici più energivori (in Italia circa 1,6 milioni di immobili) e introdotto l’obbligo di realizzare da inizio 2026 per i nuovi edifici pubblici (e dal 2028 per i privati) i cosiddetti Zeb, cioè gli Zero emission buildings.

Le trattative intercorse nel fine settimana hanno invece per il momento portato i protagonisti a definire una cornice normativa meno rigida rispetto alla versione approvata dall’Eurocamera a marzo. In particolare gli Stati membri hanno ottenuto un margine più ampio per l'applicazione della direttiva. Allo stato attuale, per gli edifici residenziali esistenti, i Paesi membri - in base al loro sistema nazionale di classi energetiche - dovrebbero stabilire standard minimi di prestazione energetica basandosi su una “traiettoria nazionale” calcolata sul consumo medio di energia dell'intero parco edilizio residenziale nel periodo dal 2025 al 2050.

Mutui e agevolazioni: i punti ancora in stand by del testo

Restano tuttavia da chiarire alcuni dettagli del testo che verrà riesaminato nell’ultimo negoziato di dicembre. L’obiettivo, contenuto nella proposta della Commissione europea, di un parco edifici a emissioni zero entro il 2050 è il punto di partenza per tutte le successive modifiche al testo. Resta pertanto da stabilire una percentuale fissa di risparmio medio di energia da raggiungere rispettivamente entro il 2030 e il 2035.

Quanto alle certificazioni energetiche degli edifici, l'armonizzazione delle certificazioni energetiche a livello Ue, inizialmente prevista, è stata rimossa. Rimarranno quelle in vigore oggi e gli stati membri potranno definire le classi in autonomia, con una validità di 10 anni. Restano da definire invece questioni come il meccanismo dei “mutui green: in pratica verrebbero favoriti con tassi agevolati solo quelli per l’acquisto di case in classe energetica elevata.

Un altro nodo da sciogliere è relativo all’obbligo di installare pannelli solari sugli edifici pubblici e non residenziali mentre gli obblighi per l'installazione di colonnine di ricarica nei parcheggi per gli edifici residenziali già esistenti sarebbero già stati cancellati. Infine, c’è un “capitolo costi” da affrontare: occorre stabilire se e quali agevolazioni fiscali prevedere per sostenere le famiglie che saranno chiamate a ristrutturare per efficientare gli immobili.

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